Il Conto Termico 3.0 era, sulla carta, una misura ben costruita. Incentivi diretti, apertura al fotovoltaico e all’accumulo, copertura fino al 100% per scuole e palestre nei piccoli Comuni. Un ampliamento significativo rispetto alle versioni precedenti, atteso da anni dagli operatori del settore.
Il risultato concreto è stato un blocco totale. E la causa non è tecnica: è un errore di calcolo politico prevedibile, reiterato, e questa volta costato 41 giorni di fermo a imprese, tecnici e committenti.
Cosa è successo: la cronaca del collasso
Il decreto ha ampliato la platea dei beneficiari in modo sostanziale. Ma il fondo stanziato è rimasto invariato: 900 milioni di euro annui, la stessa dotazione degli anni precedenti. Una misura potenziata nei diritti di accesso e invariata nelle risorse disponibili.
L’effetto è stato immediato e prevedibile. Le richieste pervenute nei primi giorni di apertura hanno raggiunto complessivamente circa 1,3 miliardi di euro — superiore all’intero budget annuale. Il sistema del GSE è andato in crash il 3 marzo 2026. La piattaforma è stata sospesa. Solo ad aprile si è ipotizzata la riapertura.
Una sindrome del 110% in miniatura: si lancia uno strumento senza verificare che le risorse reggano la domanda che lo strumento stesso genera.
Il danno reale: chi paga l’errore di calcolo
Il blocco di 41 giorni non è un’interruzione burocratica astratta. Ha conseguenze concrete sulla catena operativa del settore:
Imprese e installatori
Ordini confermati, materiali impegnati, cantieri pianificati. Con la sospensione del GSE, le aziende si sono trovate a gestire un limbo: lavori che non potevano avanzare senza l’approvazione dell’incentivo, e clienti che chiedevano certezze impossibili da dare.
Professionisti tecnici
Pratiche firmate e depositate, responsabilità assunte, parcelle bloccate in attesa di un processo istruttorio che non poteva procedere. Il tecnico resta il punto di contatto del committente anche quando il problema è esterno a qualsiasi sua competenza.
Committenti privati e pubblici
Investimenti programmati su misure che dovevano essere stabili. I Comuni in particolare — tra i principali beneficiari del Conto Termico 3.0 per le strutture pubbliche — hanno visto slittare interventi pianificati nei piani triennali delle opere pubbliche.
Il problema non è la misura: è la calibrazione
Il Conto Termico 3.0 come strumento è corretto nella direzione. Incentivare la riqualificazione energetica degli edifici, allargare l’accesso al fotovoltaico, coprire al 100% gli interventi nelle strutture pubbliche dei piccoli Comuni: sono obiettivi di politica energetica coerenti.
Il problema è che oggi esistono dati storici, modelli di stima della domanda, esperienze pregresse — incluso il disastro del Superbonus 110% — che rendevano prevedibile la corsa agli sportelli. Ampliare la platea senza aumentare proporzionalmente le risorse non è una scelta neutra: è una scelta che produce code, crash e blocchi.
Lanciare misure senza gestirne l’impatto non è sostegno all’economia. È sabotaggio tramite incertezza.
Cosa aspettarsi dalla riapertura
La riapertura del portale GSE introduce un sistema a contingentamento delle domande — una misura correttiva che avrebbe dovuto essere prevista al lancio. È probabile che la gestione per fasce temporali o per tipologia di beneficiario diventi strutturale nelle prossime versioni del decreto.
Per chi deve presentare domanda o ha pratiche in sospeso, è fondamentale monitorare le comunicazioni ufficiali del GSE e verificare che la documentazione tecnica sia completa e aggiornata prima della finestra di apertura — i sistemi a sportello penalizzano chi non è pronto.
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