Cos'è l'HBIM e perché è diverso dal BIM tradizionale
Il BIM convenzionale nasce per le nuove costruzioni: parte da un foglio bianco, costruisce il modello digitale in parallelo con la progettazione, e lo usa come strumento di coordinamento durante la realizzazione. Funziona egregiamente perché tutto è controllato fin dall'inizio.
Gli edifici storici pongono un problema radicalmente diverso: la realtà fisica esiste già, è complessa, stratificata nel tempo, spesso irregolare e mai perfettamente documentata. Il BIM tradizionale non è applicabile direttamente — serve un approccio inverso, che parta dal rilievo della realtà esistente e costruisca il modello digitale a partire da essa.
L'HBIM risponde a questa esigenza. È una metodologia scan-to-BIM: acquisisce prima la realtà fisica con precisione metrica, poi la elabora in un modello informativo che non riproduce solo la geometria, ma integra i dati storici, i materiali, lo stato di degrado e la storia degli interventi passati.
Il processo scan-to-BIM
Cosa contiene il modello HBIM
La differenza tra un semplice rilievo 3D e un modello HBIM sta nella profondità informativa. Ogni elemento del modello — una colonna, un arco, una volta, una muratura — non è solo una geometria: è un oggetto con attributi che descrivono la sua identità storica e il suo stato attuale.
Dati geometrici
Forma, dimensioni, posizione nello spazio, irregolarità e deformazioni rispetto alla geometria ideale. Il modello è fedele alla realtà, non a un'ipotesi di progetto.
Dati storici
Datazione degli elementi, fasi costruttive, trasformazioni nel tempo, riferimenti bibliografici e archivistici. La memoria storica dell'edificio è parte del modello.
Dati sui materiali
Tipologia di pietra, malta, intonaco, legno. Proprietà fisiche e chimiche, compatibilità con eventuali materiali di restauro, vulnerabilità specifiche.
Stato di degrado
Mappatura delle patologie: umidità, fessurazioni, distacchi, efflorescenze, erosione. Ogni anomalia è georeferenziata e classificata per gravità e urgenza d'intervento.
I benefici concreti per la conservazione
Un modello HBIM ben costruito cambia radicalmente il modo in cui si pianificano i restauri. Non più decisioni basate su rilievi manuali parziali o fotografie statiche, ma interventi progettati su dati oggettivi, verificabili e aggiornabili nel tempo.
- Restauri basati su dati: le priorità di intervento emergono dall'analisi del modello, non dall'impressione visiva del sopralluogo
- Monitoraggio nel tempo: connettendo il modello HBIM a sensori installati nell'edificio, si possono rilevare variazioni strutturali e intervenire preventivamente
- Accessibilità e divulgazione: il modello digitale rende il patrimonio fruibile anche in remoto, con esperienze in realtà virtuale o aumentata che ampliano il pubblico potenziale
- Interoperabilità: grazie agli standard IFC, i dati possono essere condivisi tra enti di tutela, professionisti e piattaforme software diverse senza perdita di informazione
Ogni arco, affresco, pietra racconta una storia.
Digitalizzarla significa proteggerla e tramandarla.
L'opportunità italiana
Nessun Paese al mondo ha un patrimonio architettonico paragonabile a quello italiano per densità e varietà. Questa unicità è anche una responsabilità: la tutela richiede competenze, risorse e strumenti adeguati alla complessità dei beni da conservare.
L'HBIM non è una risposta completa a tutte le sfide della conservazione — i vincoli economici, burocratici e formativi rimangono reali — ma rappresenta un salto qualitativo nell'approccio alla gestione del patrimonio costruito. Per i professionisti che operano nel settore dei beni culturali, è uno strumento da conoscere e, dove possibile, da adottare. Il digitale non cancella la storia: la documenta meglio.
- D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 — Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio — vincoli, autorizzazioni, interventi su patrimonio culturale
- Ministero della Cultura — Direzioni regionali, Soprintendenze, procedure di autorizzazione per beni vincolati
- ICCD — Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione — standard di catalogazione del patrimonio culturale
- buildingSMART Italia — standard IFC (ISO 16739) per l'interoperabilità dei modelli HBIM
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